Panama punta a lasciarsi definitivamente alle spalle la lista delle giurisdizioni non cooperative dell’Unione Europea. Il Governo sta lavorando sulle ultime richieste di Bruxelles e guarda alla revisione di ottobre 2026 come a un possibile momento decisivo.

Panama si prepara a una nuova partita sul fronte internazionale della trasparenza fiscale.

Il Paese centroamericano è ancora presente nella lista UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali, aggiornata dal Consiglio dell’Unione Europea nel febbraio 2026. L’elenco comprende attualmente dieci giurisdizioni e, tra queste, figura ancora Panama.

Ma la situazione è diversa rispetto agli anni passati. Il Governo panamense sostiene infatti di aver compiuto importanti progressi e sta cercando di completare gli interventi richiesti dall’Unione Europea per ottenere la cancellazione dalla lista.

La revisione di ottobre

La prossima revisione dell’elenco europeo è prevista per ottobre 2026 e rappresenta quindi una scadenza particolarmente importante per Panama.

Già nel febbraio scorso il presidente José Raúl Mulino aveva dichiarato che il Governo era consapevole di non poter ottenere l’uscita dalla lista in quella revisione e che avrebbe lavorato in vista di quella successiva.

L’obiettivo è ora arrivare all’appuntamento di ottobre con le riforme necessarie già approvate e operative.

Il nodo della “sostanza economica”

Uno degli interventi principali riguarda il rafforzamento dei requisiti di sostanza economica per determinate attività e strutture societarie.

Nel maggio 2026 il Governo panamense ha promosso un progetto di legge che introduce, tra le altre misure, un’imposizione del 15% sulla renta bruta generata a Panama per alcune multinazionali che non siano in grado di dimostrare una reale presenza economica nel Paese.

L’obiettivo è fare in modo che le società che utilizzano il sistema giuridico e fiscale panamense possano dimostrare di avere una reale attività nel territorio: personale, spese operative e una struttura effettiva.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze Felipe Chapman ha indicato questa riforma come uno degli elementi più importanti per soddisfare le richieste europee. Secondo le dichiarazioni del ministro riportate da EFE, l’approvazione della normativa potrebbe consentire a Panama di puntare all’uscita dalla lista già nella revisione di ottobre, oppure, al più tardi, in quella successiva di febbraio 2027.

Panama non è nella “black list” antiriciclaggio del GAFI

Un elemento importante, spesso confuso nel dibattito pubblico, riguarda la differenza tra le diverse liste internazionali.

La permanenza di Panama nell’elenco fiscale dell’UE non significa che il Paese sia oggi nella lista nera del GAFI in materia di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

Il Financial Action Task Force (GAFI) distingue infatti tra giurisdizioni ad alto rischio e Paesi sottoposti a monitoraggio rafforzato. Nell’aggiornamento del giugno 2026, Panama non figura né nella black list né nella grey list del GAFI.

Questo è un passaggio significativo.

Nel 2023 Panama era stato rimosso dalla lista grigia del GAFI dopo aver completato il proprio piano d’azione. Successivamente, nel 2025, anche l’Unione Europea aveva avviato il percorso per rimuovere Panama dalla propria lista delle giurisdizioni ad alto rischio in materia di riciclaggio.

Il problema rimasto è quindi soprattutto fiscale

Oggi la questione europea riguarda principalmente la cooperazione fiscale e la governance tributaria.

Il Consiglio dell’UE spiega che la propria lista comprende le giurisdizioni che non hanno ancora rispettato pienamente determinati criteri di buona governance fiscale o gli impegni assunti nei confronti dell’Unione. Panama è ancora inserito nell’Annex I dell’elenco aggiornato il 17 febbraio 2026.

Per Panama, dunque, la partita non è ancora chiusa.

Ma il quadro internazionale è cambiato rispetto a qualche anno fa: il Paese ha già ottenuto risultati importanti sul fronte della lotta al riciclaggio e sta cercando di affrontare anche le questioni ancora aperte con Bruxelles.

Perché l’uscita dalla lista è importante

L’inserimento nella lista europea non equivale automaticamente alla definizione di Panama come “paradiso fiscale” in senso generale. Si tratta di una classificazione dell’Unione Europea relativa alla cooperazione fiscale e alla conformità ai criteri di buona governance tributaria.

Tuttavia, la presenza nell’elenco può avere conseguenze concrete sui rapporti economici e finanziari con l’Europa, oltre a produrre effetti reputazionali.

La questione ha assunto anche una dimensione politica ed economica. Nel febbraio 2026, dopo la decisione dell’UE di mantenere Panama nell’elenco, Mulino aveva confermato restrizioni alla partecipazione di imprese europee alle gare pubbliche panamensi.

Per un Paese che punta ad attrarre investimenti internazionali, sviluppare grandi infrastrutture e consolidarsi come hub finanziario, logistico e commerciale regionale, il tema della reputazione internazionale assume quindi un peso rilevante.

Ottobre 2026: una scadenza da osservare

La prossima revisione europea potrebbe rappresentare un passaggio importante.

Se Panama riuscirà a dimostrare di aver risposto alle criticità ancora evidenziate dall’Unione Europea, il Paese potrebbe ottenere la rimozione dall’elenco già nella revisione di ottobre.

In caso contrario, il Governo panamense guarda comunque alla successiva revisione prevista per febbraio 2027.

La direzione indicata dalle autorità è quindi chiara: rafforzare la trasparenza, dimostrare la sostanza economica delle attività svolte nel Paese e completare il percorso di adeguamento agli standard internazionali, senza rinunciare al principio di territorialità del sistema fiscale panamense.

Per Panama, ottobre potrebbe dunque essere molto più di un semplice aggiornamento amministrativo della lista europea: potrebbe diventare un nuovo passaggio nel percorso del Paese verso un maggiore riconoscimento internazionale del proprio sistema fiscale e finanziario.

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